Paura

Mi consigliano anche di focalizzare la mia attenzione su quanto sto facendo di buono, su quanto coraggio mostro ogni giorno, quanta forza riesco a tirare fuori. Ma quando ci penso, maledetta mente che non si spegne mai, mi rendo conto che la forza, il coraggio, non la sto prendendo da me. La sto prendendo da fuori. Da un’altra persona. L’unica persona che riesce a riportarmi alla vita quando sto per mollare tutto. Quando dico “non ce la faccio più”, oppure “ormai”, lui è lì, a darmi forza, a farmi coraggio. A dirmi quanto sono speciale. E io ho paura. Una paura allucinante che lui domani non ci sia più, che si sia reso conto che non sono poi così speciale. Che i progetti e i sogni che facciamo svaniscano all’improvviso. E se dovesse succedere? Cosa farei? Cosa mi darebbe la forza per alzarmi ogni mattina? A cosa servirebbe combattere?

Non voglio pensarci. Non posso pensarci. La sola idea mi fa mancare il respiro.

 

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Il male di vivere

Che strana che è la vita. Ti dimentichi di aver avuto l’idea di farti un blog fino a quando, per caso, non trovi la mail di iscrizione di due anni fa. Leggi le preoccupazioni che avevi, e ti viene quasi da ridere. Due anni, e cosa è cambiato? Poco, o quasi nulla. I libri che ti guardavano minacciosi sono chiusi da un pezzo, loro non ti fanno più paura. Il futuro? Rimane sempre quella cosa nebulosa che ti terrorizzava. Di anni ne hai quasi 29, però. Dovresti essere forte, dovresti conoscerti. E invece ti ritrovi a combattere contro quella “dark thing that sleeps in me” come direbbe Syvlia Plath. Depressione, così si chiama. Ma ancora non lo accetti, come puoi esserci caduta proprio tu? Tu con la battuta sempre pronta, tu che da ragazzina te ne sei andata forte solo del tuo coraggio. Tu, che hai scelto di restare sola pur di non essere circondata da falsità. Eppure è successo, mi sono ammalata. E non mi riconosco, non capisco, non lo accetto. Perché guidare è diventato così difficile? Perché mi sembra di morire quando sto nuotando? Perché non riesco più a parlare quando ci sono tante persone? Perché non riesco a dormire? E soprattutto, perché nessuno riesce a capire quanta fatica sto facendo? Ci sono giornate in cui ci metto ore prima di trovare la forza di alzarmi dal letto, ma mi impongo di farlo. Ci sono giornate in cui la sola idea di uscire in piazza mi mette ansia, ma lo faccio, mi obbligo. Quando mi metto alla guida della mia auto per andare a fare colloqui piango per tutto il tragitto, poi arrivo, sembra che non stia succedendo nulla. Ma dentro di me sta succedendo di tutto. E non vedo l’ora che finisca per risalire in auto e sapere di poter piangere. E prego, prego, perché non mi prendano, perché? Non lo so nemmeno io. Fingo talmente tanto durante tutto il giorno da arrivare alla sera sfinita, ma non riesco a dormire perché penso e ripenso e ripenso a tutto, continuamente. L’unico modo per dormire è prendere delle gocce di ansiolitico, è l’unico medicinale che ho accettato di assumere, nonostante i medici dicano altro. Ma non voglio medicine, voglio tornare ad essere me. Voglio tornare a vivere senza paure come ho sempre fatto. Ma perché nessuno capisce quanto sia difficile? Quanto sforzo mi costi sorridere quando dentro sto urlando di dolore?

Perché sono io la prima a non capire quanto male fa?

Primo di una lunga serie

La voce di Florence in sottofondo, i libri da studiare ancora chiusi che mi guardano minacciosi ed una domanda che mi ronza in testa da ieri sera: ma se il segreto per essere felici risiedesse proprio nella semplicità? Quella semplicità che tanto denigro e fuggo.

Me lo chiedevo ieri sera, dopo l’ennesima litigata con il mio ragazzo, litigata causata ad me, come tutte quelle che già ci sono state. Quando con tutta la sua calma continuava a cercarmi a dirmi quanto bene mi voleva io mi sono chiesta perché, perché non sia in grado di gustarmi i momenti belli che vivo giornalmente? Perché devo sempre complicare tutto con domande, aspettative in negativo. Perché per una volta nella vita non può semplicemente andare tutto bene.

Sono infelice, questo è il problema. Penso di non essere in grado di vedere il bello, il positivo. Mi aspetto sempre da un momento all’altro che capiti il peggio, mi preparo ad incassare il colpo, anche se non sono mai pronta. Paura. Questo provo. Paura del futuro, che vedo così incerto e nebuloso. Paura del presente che non posso controllare. Ancora paura di quel passato che è stato, di quel fardello che non riesco ad abbandonare, quel peso che mi porto dentro e che non riesco a condividere con nessuno. Ho troppa paura che quello che è stato rovini quello che potrebbe essere. E ho paura che quello che è stato riemerga e rovini quello che sono ora e che sto riuscendo a costruire.

Vorrei solo essere felice, ma come?